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La guerra civile in Siria ed il nuovo assetto del mondo arabo ed islamico


Con le difese del governo siriano gravemente danneggiate, si prevede una caduta del regime di Assad, precipitando il territorio siriano in una situazione di tipo iracheno, con un inasprimento della guerra settaria verso livelli assurdi.

Bruno Lima Rocha, 04 settembre 2013

Con le difese del governo siriano gravemente danneggiate, si prevede una caduta del regime di Assad, precipitando il territorio siriano in una situazione di tipo iracheno, con un inasprimento della guerra settaria verso livelli assurdi.

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Per iniziare: Alla vigilia di un attacco navale degli USA contro le basi del governo di Bashar al-Assad, si ripropone qui un testo inedito dello scorso luglio. Come più avanti si spiega, disgraziatamente la causa araba e le espressioni antimperialiste esistenti nella regione si sono ritrovate subordinate alle logiche geopolitiche di stati emergenti come la Turchia, l'Iran e l'Arabia Saudita. La fine di un regime dittatoriale diventa l'inizio di una guerra civile su larga scala tra Sunniti e Sciiti. Il prossimo decennio sarà segnato dalla totale incertezza che caratterizza gli intricatissimi teatri euroasiatici.

Lo Stato siriano è stato governato per decenni da una triade. Gli alti funzionari di carriera legati al Partito Ba'ath (partito nazionale arabo), una sorta di eredità non-programmatica dai tempi del pan-arabismo di ispirazione nasseriana; il clan degli al-Assad - con l'attuale leader, Bashar, come suo padre Hafez, atteggiantisi a dittatori laici, ma per lo più dei despoti; ed infine ma non ultimi gli Alauiti, una setta di origine sciita con radici nella regione.

E' il sistema di rapporti interno a queste alleanze che va a compensare sia i blocchi che sostengono il regime Ba'ath e il clan Assad attualmente sotto sfida, sia i gruppi che si stanno formando contro questo consolidato potere istituzionalizzato - mescolandosi con lo Stato. Senza cadere nelle illusioni che sono tipiche della visione occidentale sulla regione, la prima cosa da tener presente è che un settore liberale, democratico e laico è praticamente inesistente all'interno della ribellione siriana. Pertanto la rivolta, che è pur un diritto fondamentale, non implica la costruzione di una democrazia stabile, ma l'ascesa al potere di gruppi esclusi da Assad. Se non ci sono i liberali radicali o i democratici convinti, si può immaginare quanto vi possano essere presenti idee socialiste e dintorni.

Il regime di Assad è sostenuto all'interno dal clan di famiglia con gli Alauiti insieme a quella parte di vecchia burocrazia ancora fedele al regime nonchè dalle classi medie urbane legate allo Stato. All'esterno, il regime viene sostenuto da una potenza regionale come l'Iran, e da un partito armato teocratico libanese, Hezbollah, emanazione dell'Iran. Hezbollah è una creatura dell'Iran di Khomeini, la cui rete di intelligence aveva usato la Siria quale corridoio di sicurezza e santuario nello scontro contro la presenza sionista nel sud del Libano. Oltre all'Iran ed ai vari sciiti nella regione - specialmente quelli iracheni ora al governo - il governo siriano può contare sulla Russia di Putin quale alleato strategico, ricevendo forniture di armi e di denaro da questa potenza globale, insieme a pressione diplomatica e mediatica.

L'opposizione, con l'eccezione dei Curdi di Siria, organizzati nel Partito dell'Unione Democratica (PYD) il quale ha legami col Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), è composta di sunniti e sostenuta, direttamente o indirettamente, da due potenze regionali. L'opposizione è costituita da dissidenti delle forze armate, i quali hanno formato l'Esercito Siriano Libero, una forza irregolare che i media occidentali ritengono erroneamente molto vicina al Consiglio Nazionale Siriano. Il che non corrisponde alla realtà e non riflette la situazione reale. In prima linea ci sono milizie di tutti i tipi, tra cui spiccano i jihadisti wahabiti, dello stesso ramo dell'islam sunnita come l'Arabia Saudita - la quale li sostiene - ed i gruppi di al-Qaeda. Oltre a questi ci sono i salafiti fondamentalisti, oppositori irremovibili di qualsiasi opzione laica. L'altra potenza regionale che dà sostegno all'opposizione è la Turchia, che lungo il confine con la Siria accoglie i campi profughi e chiude un occhio sui dissidenti. Indirettamente, l'insurrezione finisce col ricevere sostegno da Israele, tramite l'esercizio della sua supremazia aerea ed i suoi continui bombardamenti sulla Siria.

Sebbene il regime di Assad sia sanguinario, una disumana dittatura, gli stessi metodi potrebbero essere attribuiti anche all'opposizione. I sospetti sull'uso di gas sarin caddero inizialmente sulle forze del Ba'ath, ma nell'aprile 2013 ispettori dell'ONU trovarono la prova dell'uso di gas sarin da parte delle milizie fondamentaliste sunnite. Recentemente le sfuocate immagini di un combattente fondamentalista sunnita che estrae il cuore di un nemico caduto sul campo di battaglia, incarnano il tipo di motivazione e di coinvolgimento dei miliziani irregolari anti-Assad.

Le aspettative per un'espansione della democrazia e del pensiero laico sono oggi ben lontane dalle Primavere Arabe, dall'insurrezione siriana e dalla guerra civile. Questo spazio è invece occupato prioritariamente dai jihadisti di origine sunnita, sia wahabiti che salafiti. Va da sé che queste due linee di pensiero politico-religioso, organizzate come società islamiche, non fanno che rafforzare scelte e comportamenti più conservatori.






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